Anteprima ACCADUEO: la parola agli esperti

 

“Molte città d’Italia hanno aderito autonomamente ad impegni internazionali (ad es. patto dei Siindaci della UE nel 2009) e nazionali (Carta di Bologna per l’Ambiente nel 2017) per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile, per l’ uso efficiente dell’energia e delle risorse, per il miglioramento delle condizioni ambientali nelle città.

Risulta quindi evidente che i gestori del servizio idrico devono muoversi verso gli stessi obbiettivi, non solo perché queste sono anche le indicazioni e le disposizioni di ARERA, ma per condivisione con le proprie municipalità di riferimento; per la verità molti gestori hanno intrapreso questi percorsi ormai da anni e sono risultati vincenti non solo come performances aziendali ma anche come reputazione da parte dei propri cittadini utenti.

Le perdite idriche sono sempre al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione e quindi dell’opinione pubblica e grande è lo sforzo dei gestori per monitorarle e soprattutto per ridurle.

Fortunatamente ormai da alcuni anni, e oggi sempre di più, le reti possono essere dotate a costi relativamente contenuti di strumentazione diffusa e intelligente (tradizionale e IOT), di software potenti e innovativi per il controllo e il comando di apparecchiature e valvole; con nuovo personale e con il personale esperto riqualificato gli elementi idraulici della distribuzione  e anche i bilanci idrici, complessivi e soprattutto per distretti, possono essere monitorati in continuo e guidare gli interventi gestionali e ottimizzare gli investimenti.

Un gestore al passo con i tempi non solo deve essere in grado di redigere bilanci idrici annuali affidabili e precisi, da comunicare annualmente ad ARERA e ai propri stakeholder, ma deve e può sapere ogni giorno l’acqua che produce, quella che distribuisce e quindi quella che perde, al fine di ridurla nei limiti accettabili indicati dagli standards internazionali.”

 

Dr. Carlo Carrettini
Fondazione Aqualab

 

 

“Il servizio idrico in Italia ha affrontato un grande sforzo infrastrutturale nel dopoguerra per far fronte alla crescita demografica (baby boom) e del benessere. Negli anni ’70 ’80 e ’90, lo sforzo infrastrutturale si è concentrato nella salvaguardia ambientale (fognature, impianti di trattamento reflui etc.). A fine millennio lo sforzo infrastrutturale si è concentrato sul miglioramento degli standard ambientali e dei livelli di servizio. Tutti gli investimenti sono stati fatti attingendo alla fiscalità generale, facendo crescere il debito pubblico Nazionale.

Oggi ci si trova a gestire infrastrutture di 50 o più anni e le nuove, innovative infrastrutture ad elevato contenuto tecnologico hanno ridotte vite tecniche.

Già lasciamo un ingente debito pubblico alle generazioni future, non possiamo lasciar loro anche il problema dell’integrità infrastrutturale del Servizio Idrico. Una sola cosa da subito: Dobbiamo investire di più e meglio!”

 

Ing. Roberto Zocchi
European Business Director
WRc plc – Water Research Centre

 

 

“Il settore dell’acqua continua ad essere di grande interesse industriale e soprattutto di grande importanza ambientale, però le contraddizioni continuano a produrre gravi criticità strutturali e la situazione delle infrastrutture idriche e della gestione dell’acqua rimane fortemente penalizzata. Negli ultimi anni molti risultati positivi e un segnale decisivo di cambiamento è stato prodotto da una forte regolazione in cui l’Autorità ha saputo realizzare e coordinare, dopo i primi anni di avvio, il settore con grande credibilità e autorevolezza (non solo autorità). Anche le Istituzioni stanno rafforzando le loro politiche ambientali per mezzo di progetti di crescita e non più solo programmi di speranza, così come alcune aziende dei servizi pubblici ambientali hanno prodotto una forza e una capacità tecnologica molto superiore rispetto al passato. Molti investimenti si stanno facendo e cresce la capacità di reazione e innovazione nel ciclo dell’acqua (soprattutto grazie al nuovo metodo tariffario) e le aziende di prodotti e di servizi hanno mantenuto alto il presidio di offerta qualificata.

Ma non basta. Serve un approccio moderno e sostenibile al problema della qualità verso una sostenibilità economica circolare che deve fare riferimento alla qualità dei corpi recettori, sia in senso generale, sia in funzione della specificità degli usi; bisogna incentivare la riduzione degli sprechi, migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione, ridurre le perdite, favorire il riciclo dell’acqua ed il riutilizzo delle acque reflue depurate. Di recente si rilevano tendenze nel settore innovazione di grande importanza e si registra un crescente interesse, sia a livello istituzionale che a livello produttivo, verso tecnologie di trattamento appropriate e sistemi/ tecniche volti ad una riduzione dei consumi, alla razionalizzazione (contemplando anche le opzioni di recupero e riutilizzo) dei flussi idrici e al recupero di materia nell’ambito dei processi produttivi. Però serve di più: dalla digitalizzazione del settore, allo smart metering, ai nuovi contatori (di cui scontiamo ancora una carenza normativa), al monitoraggio del microbiologico, alla riduzione dei consumi energetici e alla risoluzione del problema fanghi. L’innovazione sarà di grande aiuto. Serve però lo sviluppo di una cultura economica dei servizi pubblici ambientali, una maggiore attenzione sia a livello di costi che soprattutto di prezzi e dunque di tariffe. Serve un percorso di civiltà, ma anche il necessario sviluppo di una cultura economica del settore.

 In questi anni di attività della Commissione Innovazione Accadueo si è verificata una attenzione crescente da parte dei fornitori di prodotti, impianti e servizi di crescente qualità (evidenziata anche nei saloni di quest'anno). L'attenzione all'innovazione e anche alla sperimentazione (con conseguenti brevetti) ha creato una offerta nel water management di grande valore. Il tema ora è applicare queste proposte in una logica di crescita degli investimenti.” 

 

Ing. Andrea Cirelli
Coordinatore scientifico di H2O

 

 

“Monitorare, elaborare, recuperare e valutare: sono le parole d’ordine del progetto realizzato da 5 laboratori delle Università di Ferrara, di Bologna e di Enea, per introdurre una serie di innovazioni nel settore dell’acqua in chiave di sostenibilità. L'obiettivo di questo progetto, durato due anni e conclusosi quest’estate, è stato quello di sperimentare alcune soluzioni orientate al risparmio, attraverso l'introduzione di nuove tecnologie in ambito ICT per rendere i cittadini più consapevoli e attenti ai propri comportamenti di consumo dell'acqua.

Questo progetto era articolato in più obiettivi.

Il primo obiettivo prevedeva di sperimentare una nuova modalità di monitoraggio dei consumi idrici, attraverso contatori indoor e outdoor di nuova generazione che sono stati posizionati nelle abitazioni e hanno rilevato il consumo in tempo reale. I dati dai contatori vengono inviati a un kit di ricezione, installato nell’edificio: si tratta di un dispositivo di piccole dimensioni e a basso costo, che una volta acquisite le informazioni le invia alla piattaforma cloud via internet. Qui i dati vengono archiviati, elaborati e resi disponibili ai cittadini e al gestore, che li possono consultare attraverso il web, avendo così indicatori di consumo dell’acqua ed evidenza di eventuali perdite. Quindi la soluzione tecnologica sviluppata ha consentito alle famiglie di vedere in tempo reale quanta acqua stanno consumando, attraverso una app o una piattaforma web, senza attendere l’arrivo della bolletta per accorgersi di eventuali perdite.

Questi dati vengono inoltre confrontati con altri indicatori, per esempio per evidenziare se il consumo di una famiglia è allineato con il consumo medio dell’area in cui risiede, oppure se consuma di più o di meno nel corso del tempo, segnalando eventuali scostamenti rispetto alle proprie abitudini. Si ha così la possibilità di disporre di una valutazione quantitativa, multi-parametrica e multi-scala della propria sostenibilità economico-ambientale in ambito idrico.

Altri due obiettivi hanno riguardato tecniche di mitigazione ambientale: infatti i ricercatori hanno messo a punto un software, rivolto a progettisti e pianificatori, per valutare la dimensione ottimale dei serbatoi di accumulo delle acque meteoriche e grigie, sulla base dei consumi e della pluviometria del luogo in cui verrà installato. È stato inoltre monitorando il tetto verde sperimentale presente presso la sede della Scuola di Ingegneria e Architettura di via Terracini a Bologna, per ricostruirne il comportamento idrologico e valutarne la capacità di ritenzione idrica. Tutti questi sistemi hanno l’obiettivo di risparmiare acqua potabile e ridurre l’apporto in fognatura, con evidente impatto ambientale e aumento della resilienza di quest’ultima a fronte degli eventi estremi di precipitazione.

Il progetto di ricerca è stato co-finanziato dal POR FESR Emilia-Romagna; hanno partecipato al progetto oltre 20 tra docenti e ricercatori nell’ambito dell’ingegneria civile e idraulica, nonché dell’ICT.”

 

Prof. Marco Franchini
UniFerrara


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